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mercoledì 27 maggio 2015

Il paradosso della pressione temporale - Pressed for Time cap. 3

di Daniela Sparano

La pressione culturale del tempo si ripercuote sulla vita degli individui postmoderni ed in particolare su quella delle donne, sempre più soggette ad aspettative imperanti e vittime di una società che impone modelli di vita disgregati e pressanti.
The University of Chicago Press, 2015


Judy Wajcman  insegna sociologia alla London School of Economics and Political Science. Il suo ultimo saggio è: Pressed for Time. The Acceleration of Life in Digital Capitalism.

Il concetto di tempo è stato al centro di disparate analisi sociologiche, ma la prima ad evidenziarne il paradosso, insito all'interno attingendo ad un'analisi accurata del quotidiano, è stata Judy Wajcman. La percezione che gli individui, soprattutto, nell'era postmoderna, hanno del tempo è legata a diversi fattori: economici, sociali e di genere.

I fattori economici riguardano le possibilità finanziarie che ogni soggetto possiede, come riprende Veblen nella sua teoria della classe agiata, maggiori sono le proprie potenzialità economiche e più alto è lo status sociale di un individuo, o di una famiglia, maggiore sarà il quantitativo di tempo che questi hanno a disposizione, ma la percezione del tempo non è legata soltanto allo status economico e sociale, ma innanzitutto al genere.

giovedì 22 maggio 2014

Intelligenza collettiva o stupidità? Il dibattito sulla rete e il pensiero

"Internet  ci rende più stupidi?" È questa la domanda che si pone Nicholas Carr in un articolo apparso sul The Atlantic nel giugno 2008, in cui l'autore, preoccupato dalla diminuzione della sua capacità di concentrazione nella lettura , rintraccia la causa del suo continuo "perdere il filo" nella diffusione del Rete, avvenuta negli ultimi anni.

Secondo Carr, il Web è senza dubbio una benedizione, poiché permette di avere accesso in pochi istanti ad una gigantesca mole di informazioni . Questa invenzione sta però avendo profondissimi effetti sul nostro modo di pensare, ridisegnando i nostri circuiti neurali.  Egli afferma, con un'arguta metafora, di essersi trasformato da un <sommozzatore  che si immerge in un mare di parole>> ad un << tizio su uno jet ski che sfreccia sulla superficie>>.  È dunque questo il punto. Tutto ha a che fare con la questione della "profondità" del pensiero.

La nostra mente è diventata capace di muoversi con velocità nel flusso di informazioni che circola sul Web, saltando con abilità da un sito all'altro e scansionando con sorprendente rapidità un gran numero di fonti. Essa, guidata dal principio della massima efficienza, è in grado di ritrovare esattamente quello che cerca, muovendosi nello sconfinato archivio di dati  on line.

giovedì 15 maggio 2014

Tracking the trackers - comprendere e prevenire il tracciamento delle nostre abitudini online

I Cookies (e altri web-tracker) permettono di osservare il nostro comportamento online conservando tracce delle nostre abitudini di navigazione. Queste informazioni vengono utilizzate sia per scopi pubblicitari che per modificare i risultati delle nostre ricerche o le informazioni che ci vengono proposte. Senza accorgercene, quindi, ci troviamo a vivere la nostra presenza online in un mondo omologato ai nostri gusti, in cui tutti la pensano come noi, hanno i nostri interessi e le nostre abitudini. Dietro le quinte, le società di raccolta dati mappano le nostre informazioni personali, dalle preferenze politiche al paio di scarpe che abbiamo adocchiato online, per venderle agli inserzionisti. Ognuno si trova a vivere la propria vita in un mondo fatto a misura di marketing: quello che Eli Pariser chiama la "bolla dei filtri". In queste slide proverò ad illustrare i meccanismi del tracking online suggerendo qualche strategia di resistenza; per cercare di far "scoppiare la bolla" o, quantomeno, conviverci in maniera consapevole.

martedì 24 aprile 2012

L'Economist è su Tumblr, e tu?


Se la parola “blog” è sempre meno ricercata cresce, su Google, la tendenza a cercare lo spazio Tumblr di tutti. Perché? Forse perché i blog ormai fanno parte della Rete, la incarnano perfettamente. La maggior parte dei siti Web ha al suo interno un blog: sia esso corporate oppure personale,  è spesso già previsto uno spazio in cui poter descrivere la propria attività, aziendale o quotidiana. Non abbiamo bisogno di cercarlo, c'è già. Non tutti però hanno un profilo Tumblr:  oltre 40 milioni i tumblelog aperti, numeri irrisori se pensiamo a Wordpress oppure Blogspot, ma la tendenza sta cambiando e Tumblr si sta affermando come nuova piattaforma per gli user generated content.

La forte componente multimediale e l'immediatezza sono al centro del tumblelog, neologismo coniato dallo scrittore e programmatore "why the lucky stiff" per indicare post con foto o video accompagnati da un breve testo. David Karp (ideatore di Tumblr) ha colto questa tendenza redendo il suo web service una delle più trafficate piattaforme per la creazione di contenuti. Tumblr, però, non è soltanto un luogo dove aggiornare il proprio diario virtuale, l'agente principale di diffusione è stato il modello di social networking: la possibilità di poter ripubblicare automaticamente i post degli altri e di seguire gli altri utenti iscritti, oltre all'inserimento di commenti e "mi piace" hanno reso questo social-blog uno dei più visualizzati, arrivando nel settembre del 2011 a 18 miliardi di visualizzazioni mensili.

D'altronde non sono solo gli utenti ad aumentare il traffico e i contenuti di Tumblr, molti sono i brand che hanno un proprio spazio per mostrare foto, video e citazioni. Tra questi anche molti quotidiani e riviste tra cui l'Economist.

L'Economist, che si auto-descrive la miglior risorsa per l'analisi delle news mondiali, ha un proprio profilo su Tumblr in cui sono raccolte le copertine di ogni numero, le migliori citazioni e frasi provocatorie, le vignette e alcuni dei pezzi migliori tratti dal cartaceo e dall'online.
Essere in Rete ed essere social è fondamentale, sia per avere visite che per avere un'ottima reputazione e dunque anche l'Economist, che ha una forte reputazione a prescindere dal Web 2.0, per non lederla deve tenersi al passo con i tempi.

Poche parole e molta multimedialità, queste le fondamenta del tumblelog dell'Economist, in perfetta sintonia con la filosofia del Web service creato da David Karp. Un layout pulito e chiaro che riprende quello del portale della rivista online, non stanca e presenta subito tutto ciò che offre: immagini e video da approfondire tramite collegamenti al sito principale. Gli autori dell'Economist non hanno bisogno di altro spazio per scrivere, ma di spazi per dire “ehi, ci siamo anche noi” e lo fanno davvero bene.

lunedì 21 novembre 2011

L'ubiquità della Rete è più importante della velocità

Al compleanno del web, una manifestazione-convegno che si è tenuta a Roma il 14 novembre per i 20 anni del web,  è venuto Tim Berners Lee. Il suo intervento è in video sul sito, è tradotto (in simultanea, un po' fastidioso) e dura 40'. Interessante e più conciso anche quello che ha detto nell'intervista resa a Riccardo Luna - organizzatore del convegno - per Repubblica.